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Carta degli habitat e dei SIC

Carta degli Habitat e dei SIC

La mappatura degli habitat, intesa come raccolta in apposita banca dati delle informazioni relative al riconoscimento e alla localizzazione delle caratteristiche dei principali ambienti naturali rappresenta il mosaico della diversità biologica del Parco.

La restituzione cartografica che si ottiene costituisce un primo approfondimento specifico-tematico all’interno dei perimetri dei 15 SIC presenti all’interno del Parco: una sorta di zonizzazione interna alla Rete Natura 2000 mirata a riassumere un contenuto informativo complesso e multifunzionale.

L’obiettivo finale è la costituzione di un quadro conoscitivo, il più possibile accurato e completo, della distribuzione degli habitat ed il monitoraggio costante ed aggiornato dei mutamenti evolutivi.

Resta inteso che la Carta ha lo scopo di illustrare e non quello di certificare, ha tutti i limiti di un’attività in continuo divenire e, ovviamente, costituisce una rappresentazione semplificata della realtà, non configurandosi come “norma” ma come riferimento conoscitivo e non esaustivo.

Come tale costituirà supporto a tutti coloro che vorranno approfondire le analisi territoriali ma non potrà sostituire le altre attività conoscitive mirate alla pianificazione ed alla valutazione dell’incidenza di piani, progetti ed interventi sulle aree di Rete Natura 2000 che, a seconda delle tipologie di intervento, presupporranno differenti scale di studio dei fenomeni ed i relativi approfondimenti.

Obiettivo generale del lavoro è infatti quello di costruire e condividere un inventario degli habitat in termini di distribuzione e localizzazione, una raccolta generale di informazioni aggiornabili ed approfondibili ogni qualvolta vengano prodotte nuove osservazioni.

La cartografia è scaricabile in formato PDF nell’area download.

La bancadati è inoltre disponibile in formato ESRI shapefile georeferenziati gauss boaga. All’interno delle singole cartelle (.zip), suddivise per SIC, sono disponibili anche i file .lyr, finalizzati alla corretta vestizione delle legende, ed i formulari standard.

Al seguente link è possibile consultare il “Manuale Italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE”

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Piani di settore e regolamenti

Piani di settore e regolamenti

Il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) rappresenta l’ossatura principale delle norme che definiscono obiettivi, azioni e regole alle quali il Parco ed i suoi utenti debbono attenersi.

Ovviamente, un territorio vasto, diversificato e complesso dentro il quale operano e agiscono numerosi soggetti, sia pubblici che privati, non può essere normato in modo coerente solamente da uno strumento che per sua natura rappresenta delle “rigidità formali”.

Per ovviare a questo, lo stesso PTC prevede che il Parco operi sul territorio attraverso altri strumenti di programmazione e gestione, tra questi in particolare i “Piani di Settore” ed i “Regolamenti”.

Di seguito riportiamo, in estrema sintesi, i “Piani di Settore” ed i “Regolamenti” in vigore nel Parco Adamello. I testi completi possono essere scaricati in download.

Piano di settore acque

L’Assemblea della Comunità Montana, con Deliberazione n. 17 in data 22 giugno 2007, ha adottato il Piano di Settore Acque del Parco dell’Adamello, successivamente approvato, in assenza di osservazioni, con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. 274 in data 19 dicembre 2007.

Il Piano di Settore:

  • rileva e tutela i corpi idrici esistenti, con particolare riguardo a quelli di alimentazione di Zone umide;
  • detta modalità , obblighi e vincoli da osservarsi per la derivazione o captazione delle acque, quando ammesse;
  • individua, in attuazione dell’art. 25, comma primo della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche), le acque sorgive, fluenti e sotterranee necessarie alla conservazione degli ecosistemi, che non possono essere captate;
  • detta limitazioni, garanzie e controlli sulla ricerca e captazione di acque minerali e termali qualora incidano sulla alimentazione di Zone umide e torbiere;
  • regolamenta l’attività di pesca.
Delibera Assemblea CMVC n. 17/2007 Adozione Piano Settore Acque completo Delibera Assemblea CMVC n. 17/2007
Delibera Consiglio Direttivo CMVC n. 274/2007 Approv. Piano Settore Acque Delibera Consiglio Direttivo CMVC n. 274/2007
Piano di settore acque nel Parco dell’Adamello – Norme di attuazione Piano di settore acque
Carta inquadramento Carta inquadramento
Carta localizzazione prese Carta localizzazione prese
Corsi acqua non captabili Corsi acqua non captabili
Modello di gestione Acque Parco Adamello Modello di gestione Acque Parco Adamello
Studio Idrologico Piano Acque Parco Adamello Studio Idrologico Piano Acque Parco Adamello

Regolamento pesca

Regolamento adottato con Deliberazione della Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica n°18 del 22 giugno 2007 e successivamente approvato, in assenza di osservazioni, con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. 275 in data 19 dicembre 2007.

All’interno del Parco Naturale istituito con Legge Regionale n.23 del 1 dicembre 2003, la pesca è vietata, fatta eccezione per le modalità e nei soli laghi artificiali di seguito elencati, con esclusione dei torrenti affluenti ed effluenti ricadenti nel Parco Naturale:

  • Lago d’Arno;
  • Lago Salarno
  • Lago Dosazzo;
  • Lago Miller;
  • Lago Baitone;
  • Lago Aviolo;
  • Lago Venerocolo;
  • Lago Pantano d’Avio;
  • Lago Benedetto;
  • Lago d’Avio;
  • Laghetto d’Avio.

In tali corpi idrici artificiali è consentito pescare dal 1° giugno al 30 settembre. Per ogni giornata di pesca, non è possibile prelevare più di tre esemplari di pesce, ciascuno comunque di dimensioni minime pari a centimetri 25.

Sono fatte salve le disposizioni di cui alla Legge Regionale n.12 del 30 luglio 2001 e al R.R. 9/2003.

E’ comunque vietata la pesca con larva di mosca carnaria (cagnotto) e uova di salmone, o loro imitazioni.

All’interno dei corpi idrici del Parco Naturale sopra elencati si incentiva, autonomamente da parte dei pescatori, la raccolta dei dati relativi al numero e alla specie degli esemplari pescati e di quelli rilasciati, al fine di aggiornare i dati relativi alla presenza, consistenza e distribuzione dell’ittiofauna.

Tutti i laghi e torrenti compresi nel Parco Naturale e nei quali la pesca non è espressamente consentita, sono considerati ambienti da proteggere integralmente, e pertanto vige il divieto di pesca e di immissioni di fauna ittica.

Nel Parco Regionale la pesca è consentita secondo le norme valide su scala nazionale così come regolamentata dalla Provincia di Brescia.

Regolamento pesca Scarica
Legge Regionale n.23 del 1 dicembre 2003 Scarica
Legge Regionale n.12 del 30 luglio 2001 Scarica

Piano di indirizzo forestale

La gestione delle foreste nei Parchi lombardi è demandata ad un Piano di Settore denominato Piano di Indirizzo Forestale (PIF). Sostanzialmente si tratta di uno strumento che oltre ad assumere valenza di “indirizzo” circa la gestione forestale, disciplina nel dettaglio anche i temi riguardanti la trasformazione d’uso dei boschi e delle varie attivirà connesse alla gestione del bosco (turismo, assetto idraulico, etc.).  La redazione del Piano, che è stata curata direttamente dal personale tecnico del Parco in collaborazione con un team di professionisti forestali appositamente incaricati, ha portato alla definizione dei seguenti principi fondamentali:

  • Il bosco è uno strumento fondamentale di tutela del territorio e dell’ambiente.
  • La pianificazione del bosco viene attuata secondo il concetto di “multifunzionalità” dei soprassuoli, senza che siano privilegiate alcune funzioni rispetto ad altre (produttiva, protettiva, naturalistica, turistico-ricreativa, ecc.).
  • La gestione del bosco deve tendere al raggiungimento della massima maturità e complessità strutturale dei soprassuoli.
  • Vengono disposti controlli sistematici (monitoraggio) per il rilevamento dello stato di salute di tutti i boschi relativamente a possibili danni indotti da inquinamento, infestazioni,  nuove utilizzazioni o incendi.

Occorre evidenziare che il Parco dell’Adamello dispone di un patrimonio forestale molto vasto (28.000 ha) ed estremamente variegato (sui versanti del parco convivono circa 75 tipi diversi di bosco). A questa complessità biologica, si sommano le complessità di carattere gestionale derivanti dall’estrema parcellizzazione delle superfici: oltre l’80% del patrimonio è di proprietà pubblica, ma comunque gestito da ben 19 amministrazioni comunali proprietarie; il restante 20% è invece di numerosissimi proprietari privati. È proprio per tale motivo che il PIF assume significato di “strumento indispensabile di gestione”, perché, pur nel rispetto delle aspettative di massima delle singole proprietà, ne omogeneizza gli obiettivi di fondo rendendo meglio codificate le azioni di programma.

Ogni superficie boscata all’interno del Parco è stata oggetto di accurata analisi e ne è stata definita la cosiddetta funzione prevalente, per la quale sono stati elaborati specifici modelli gestionali in relazione ai diversi tipi di bosco. Allo stesso modo, limitatamente all’area nord del parco, è stata effettuata un’accurata analisi della possibilità di trasformazione d’uso delle superfici boschive in relazione alle operazioni di costruzione ammesse nel Parco.


Tagliare il bosco nel Parco dell'Adamello

Le attuali disposizioni regionali in materia di “richiesta” di taglio del bosco prevedono, per i soprassuoli compresi all’interno dei parchi, l’ottenimento di specifico provvedimento autorizzativo da parte dell’ente gestore. Nel caso del Parco dell’Adamello è attivato un servizio di consulenza tecnica che garantisce il pieno supporto a tutti i proprietari che vorrebbero tagliare il proprio bosco.

PRENOTA LA TUA CONSULENZA TELEFONANDO AL N. 0364.324011


Regolamento raccolta funghi

Regolamento approvato con Deliberazione della Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica n°11 del 16 aprile 2010

La raccolta dei funghi nel territorio del Parco dell’Adamello è regolamentata come segue:

è vietata nella Zona di Riserva Naturale Integrale “Val Rabbia e Val Gallinera”, nelle Zone di Riserva Naturale Orientata “Alto Cadino-Val Fredda”, “Lago d’Arno” e “Val Gallinera-Aviolo”, nella Zona di Riserva Naturale Parziale Morfopaesistica e Biologica “Adamello”, nelle Zone di Riserva Naturale Parziale Biologica “Torbiere del Tonale” e “Torbiere di Val Braone”.

Nel restante territorio del Parco dell’Adamello la raccolta dei funghi è regolamentata come prescritto dal Regolamento così come sopra adottato.

Delibera n.11 del 16 aprile 2010 Scarica

Regolamento circa la realizzazione di recinzioni

Regolamento adottato con Deliberazione della Assemblea della Comunità Montana di Valle Camonica n°16 del 22 giugno 2007 e successivamente approvato, in assenza di osservazioni, con Deliberazione del Consiglio Direttivo n. 273 in data 19 dicembre 2007.

Intendendo per recinzioni fisse quelle chiusure perimetrali degli spazi aperti, realizzate con tecniche costruttive finalizzate al perseguimento della durata pluriennale del manufatto (indipendentemente dalla destinazione dello stesso) e per recinzioni temporanee quelle adibite a scopo agro – silvo – pastorale intese come chiusure perimetrali degli spazi aperti (realizzate con tecniche costruttive che consentono il pronto e completo allontanamento del manufatto al cessare delle condizioni tecniche che ne hanno determinato la necessita), il regolamento in oggetto fissa le seguenti norme.

Sono ammesse recinzioni fisse esclusivamente all’interno della “Zona di Iniziativa Comunale” e della “Zona Attrezzature e Insediamenti Turistici” di cui agli art. 22 e 23 delle N.T.A. del P.T.C., purché realizzate in conformità agli strumenti urbanistici comunali.

In ogni altra area del Parco (sia naturale che regionale) sono ammesse esclusivamente recinzioni temporanee realizzate per gli usi agro-silvopastorali, per la preservazione dei monumenti naturali e per la sicurezza e l’incolumità pubblica, purché siano salvaguardati i valori scenici e paesaggistici, l’integrità spaziale e funzionale degli ecosistemi naturali ormai affermati, con particolare riguardo alla mobilità della fauna e alla possibilità per la stessa di accedere ad aree di alimentazione e rifugio.

Regolamento recinzioni Scarica

Marchio collettivo "Parco Adamello"

Sin dalla istituzione del Parco del’Adamello è stato previsto che l’ente gestore potesse concedere l’uso del proprio marchio istituzionale per i più qualificati o peculiari prodotti turistici di ospitalità e di servizio, oltre che per le produzioni tipiche dell’agricoltura e della zootecnia, dell’artigianato locale del legno e del ferro (rif. Art. 45 delle Norme Tecniche d’attuazione del P.T.C. del Parco dell’Adamello, approvate con DGR n° 7/21201 del 24/03/2005).

Circa alla metà degli anni 2000 il nuovo logo identificativo del Parco dell’Adamello è stato quindi registrato quale “Marchio Comunitario collettivo”, ai sensi dell’art. 64 del reg. CE 40/94 del Consiglio, registrazione presso l’Ufficio Europeo Marchi e Brevetti di Alicante.

In questo modo si è costituito giuridicamente un marchio di prodotto o di servizio, coperto dall’ombrello di tutela del brevetto europeo ed in proprietà alla Comunità Montana di Valle Camonica (in qualità di Ente gestore del Parco dell’Adamello) “idoneo a distinguere i prodotti o i servizi dei membri dell’associazione titolare da quelli di altre imprese” – art. 64.

Il marchio si basa sull’esistenza di un regolamento generale d’uso e di specifici regolamenti per ogni settore sinora considerato (il Parco dell’Adamello ha registrato il marchio per alcuni prodotti alimentari del territorio, i servizi ricettivi e della ristorazione, i servizi di educazione ambientale e l’artigianato).

Tali regolamenti ed i relativi disciplinari introducono gli specifici requisiti dei prodotti o dei servizi che possono fregiarsi del marchio del Parco. I requisiti aggiuntivi sono stati sviluppati con l’obiettivo duplice di valorizzare gli operatori più attenti al rispetto ambientale ed alla costruzione di una rete di operatori che si identifichino nell’area protetta, facendosene promotori ed attivando un circuito di valorizzazione di tutte le attività presenti sul territorio.

E’ bene sottolineare che in campo alimentare questo marchio non può essere opposto ad un terzo abilitato ad utilizzare una denominazione geografica già registrata, ma che semplicemente si pone l’obiettivo di identificare gli operatori che condividono un set di valori con l’area protetta, come descritti nei regolamenti attuativi.

Il marchio è stato utilizzato a partire dal 2008, partendo dai servizi ricettivi e della ristorazione. La scelta di partire da questi derivava dalla necessità emersa in altri progetti (Carta Europea del Turismo Sostenibile in prima battuta) di instaurare un “dialogo” con questi operatori, che manifestavano la volontà di un maggiore raccordo con l’area protetta e le sue attività.

Al momento sono oltre 20 le strutture che hanno aderito al Marchio e che sono state sottoposte alle visite di controllo previste dal regolamento oltre ad aver beneficiato di una serie di attività promozionali, tra cui:

  • la realizzazione di una pubblicazione che riporta una pagina per tutte le strutture aderenti, utilizzata in tutte le attività di promozione del Parco dell’Adamello;
  • un servizio di consegna di diverse pubblicazioni e materiale aggiornato sul Parco dell’Adamello e la Comunità Montana di Valle Camonica in generale e sulle iniziative in corso;
  • la partecipazione ad altre iniziative di promozione.
Regolamento generale d'uso Scarica
Regolamenti per ogni settore sinora considerato Scarica
Regolamento attuativo per le attività ricettive e della ristorazione Scarica

Regolamento comunale del transito sulla viabilità agro-silvo-pastorale (V.A.S.P.)

Il Regolamento in oggetto, proposto come “Regolamento tipo” dalla Comunità montana di Valle Camonica ai Comuni, ha lo scopo di disciplinare l’accesso e l’utilizzo, ai sensi dell’art. 59 della L.R. 31 del 05/12/2008, delle strade agro-silvo-pastorali: tale regolamentazione è affidata, per Legge, ai singoli Comuni che lo adottano, integrano o modificano.

Tutti i 19 Comuni facenti parte del Parco Adamello hanno adottato tale regolamento e pertanto su tutte la strade agro-silvo-pastorali lo stesso viene applicato.  

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Pianificazione dell'Area Protetta

La pianificazione dell'Area Protetta

Il piano del Parco

Per la consultazione degli atti in vigore si rimanda anche alla sezione dedicata alla pianificazione e governo del territorio – amministrazione trasparente – Comunità Montana di Valle Camonica al link

Pianificazione e governo del territorio | Amm. Trasparente | Comunità Montana di Valle Camonica

Il Piano Territoriale di Coordinamento (in sigla PTC) è lo strumento fondamentale attraverso il quale vengono dettati gli obiettivi, gli indirizzi e le regole che hanno vigore nel territorio di un’area protetta.

Il PTC è costituito da numerosi documenti che sono il frutto di un complesso lavoro di conoscenza e di interpretazione della realtà naturale e sociale del territorio che va a disciplinare: si potrebbe definire il PTC come il Piano di Governo del Territorio dell’Area Protetta.

La tutela e la corretta gestione di natura, ambiente e paesaggio costituiscono gli obiettivi fondamentali del PTC del Parco Adamello; tali obiettivi vanno perseguiti soprattutto attraverso il recupero di un corretto rapporto, culturale ed economico, dell’uomo con l’ambiente.

In coerenza ed a corollario di tale principale obiettivo, seguono quelli relativi alla ricerca e applicazione di forme di sviluppo economico, sociale e culturale delle comunità locali, compatibili e sostenibili con particolare riguardo alla fruizione didattica, ricreativa e sportiva dell’ambiente naturale. Tali obiettivi vanno perseguiti attraverso la costante ricerca di nuovi comportamenti umani, compatibili con la tutela delle risorse naturali.

La Regione Lombardia ha istituito il Parco Adamello ai sensi della Legge Regionale 86 del 30.11.1983 (Piano generale delle aree regionali protette. Norme per l’istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale), recentemente modificata dalla Legge Regionale 4 agosto 2011, n. 12 “Nuova organizzazione degli enti gestori delle aree regionali protette e modifiche alle leggi regionali 30 novembre 1983, n. 86 e 16 luglio 2007, n. 16”.

La norma che sancì ufficialmente la nascita del Parco Adamello è la Legge del 16 settembre 1983 n° 79. Da allora sono intervenute varie modifiche e integrazioni normative e tra esse si cita per importanza il “Testo unico delle leggi regionali in materia di istituzione di parchi” che ha riordinato l’intera materia, approvato con Legge Regionale n°16 del 16 luglio 2007.

Rispetto a tali norme occorre subito chiarire un aspetto di fondamentale importanza che consente di comprendere appieno il ruolo e il significato del Parco Adamello e degli altri Parchi lombardi. La norma nazionale che regola la materia dei Parchi Naturali e dentro la quale si collocano le norme regionali, è la Legge 6 dicembre 1991 n°394 “Legge quadro sulle Aree protette”.

Tale legge sancisce uno stretto regime di tutela per le aree definibili a “Parco Naturale” (ad esempio vietando la caccia, l’apertura di cave e miniere, la modifica dell’uso del suolo,etc.)  lasciando poi al legislatore regionale normare altre forme di protezione di beni ambientali e paesaggistici.

In Regione Lombardia, in applicazione della norma nazionale e di quella regionale, oggi si riconoscono due diversi regimi di protezione: quello a PARCO NATURALE strettamente aderente a quanto previsto dalla Legge nazionale, e quello di PARCO REGIONALE che risponde a norme meno restrittive.  

Così avviene anche nel nostro Parco dove la Regione Lombardia, con la Legge Regionale n°23 del 1 dicembre 2003, ha istituito il “Parco naturale dell’Adamello”, grosso modo corrispondente alle quote più elevate ed agli ambienti meno antropizzati, al di sotto del quale si colloca il “Parco regionale dell’Adamello” dove vigono norme e regolamenti meno restrittivi che nel Parco naturale.

Le regole che vigono nel “Parco Naturale” sono contenute nel Piano Territoriale approvato con Deliberazione del Consiglio Regionale del  22 novembre 2005 n° VIII/74 mentre quelle relative al Parco Regionale sono contenute nella Deliberazione di Giunta Regionale n°VII/6632 del 29 ottobre 2001 e successive modifiche (DGR 24 marzo 2005 n°VII/21201 e DGR 11 maggio 2006 n° 8/2488).

  • Il Parco dell’Adamello è stato istituito per perseguire i seguenti obiettivi

    • Tutelare la biodiversità, conservare ed incrementare le potenzialità faunistiche, floristiche, vegetazionali, geologiche, idriche ecosistemiche e paesaggistiche dell’area;
    • garantire un uso dei suoli e dei beni compatibile con le qualità naturalistiche;
    • tendere alla conservazione e ricostruzione dell’ambiente;
    • realizzare l’integrazione tra uomo e ambiente naturale mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici, architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali;
    • promuovere e disciplinare la fruizione dell’area a fini scientifici, culturali, educativi e ricreativi.

    All’interno del Parco Adamello, proprio in virtù del processo pianificatorio sovra descritto, sono state distinte ulteriori aree, denominate “Zona di Riserva Naturale” nelle quali, per caratteristiche geografiche e ambientali, vengono definiti con maggiore dettaglio gli obiettivi di tutela e di interazione con l’azione umana.

  • Le “Zone di Riserva naturale” si distinguono in

    • ZONA DI RISERVA NATURALE INTEGRALE: dove l’azione umana è totalmente preclusa se non per attività didattiche o di ricerca.
    • ZONA DI RISERVA NATURALE ORIENTATA: dove l’attività umana è orientata verso alcune tipologie conservative (recupero del bosco, dei pascoli, gestione di determinate specie animali o vegetali, etc.)
    • ZONA DI RISERVA NATURALE PARZIALE (forestali, botaniche, zoologiche, antropologiche, etc.): dove le attività umane sono consentite se compatibili con gli elementi naturali di pregio dei quali si vuole prioritariamente mantenere e migliorare la presenza.
  • Di seguito riportiamo le Zone di Riserva naturale che caratterizzano il Parco Adamello e la loro definizione per area geografica e obiettivi prioritari

    • Zona di riserva naturale integrale “Val Rabbia e Val Gallinera”
    • Zona di riserva naturale orientata “Val Gallinera-Aviolo”
    • Zona di riserva naturale orientata “Lago d’Arno”
    • Zona di riserva naturale orientata “Alto Cadino-Val Fredda”
    • Zona di riserva naturale parziale morfopaesistica e biologica “Adamello”
    • Zona di riserva naturale parziale biologica “Torbiere del Tonale”
    • Zona di riserva naturale parziale biologica “Torbiere di Val Braone”
    • Zona di riserva naturale parziale zoologico-forestale “Boschi di Vezza e Vione”
    • Zona di riserva naturale parziale zoologico-forestale “Piz d’Olda-Pian della Regina”
    • Zona di riserva naturale parziale zoologico-forestale “Frisozzo-Re di Castello”
    • Zona di riserva naturale parziale morfopaesistica e botanica “Badile-Tredenus”
    • Zona di riserva naturale parziale botanica “Marser-Bos”
  • La planimetria generale del PTC suddivide il territorio del Parco, ai fini della tutela ambientale e paesistica, in tre successivi Orizzonti altitudinali

    • Orizzonte del paesaggio antropico;
    • Orizzonte del paesaggio alpestre;
    • Orizzonte del paesaggio culminale.

    Inoltre, nella planimetria generale del PTC, con apposito segno grafico sono indicati i confini delle zone di riserva naturale, la cui istituzione ha il fine di tutelare le manifestazioni vegetali, zoologiche, morfologiche, paesistiche e idrogeologiche di maggiore pregio in esse riscontrabili.

    Le Zone di riserva naturale costituiscono, nel loro insieme, l’area di “Parco Naturale” della quale abbiamo già spiegato origine e significato, nonché la Zona di Protezione Speciale (ZPS) IT2070401 istituita ai sensi della Direttiva 79/409/CEE.

  • Il PTC identifica, inoltre, alcuni “Monumenti Naturali”

    • grandi alberi;
    • cascate;
    • coni granitici di erosione.
  • Il Piano individua, infine, le Zone territoriali di interesse antropico, con la seguente classificazione

    • Zona di iniziativa comunale;
    • Zona attrezzature e insediamenti turistici;
    • Zona prati terrazzati.
  • Nella planimetria generale del Piano, con appositi simboli grafici, sono altresì individuati

    • Zone di particolare rilevanza paesistico-ambientale;
    • Zone umide e torbiere;
    • Ambiti di tutela biologica;
    • Porte del Parco, Accessi al Parco e Punti attrezzati;
    • Ambiti per l’esercizio dello sci;
    • Ambiti per l’apertura di nuove piste da sci;
    • Siti di interesse archeologico;
    • Attività incompatibili.

Lo stato attuale della pianificazione

Il Piano Territoriale di Coordinamento, strumento fondamentale della pianificazione territoriale del Parco Adamello è stato adottato dall’Assemblea della Comunità Montana già nel lontano 1992. Le osservazioni degli Enti pubblici e dei privati sono state controdedotte dall’Assemblea della Comunità Montana il 21 aprile 1994. Il Piano è stato approvato con D.G.R. n° 7/6632 in data 29/10/2001. Gli elaborati di Piano il D.G.R. sono stati pubblicati sul BURL in data 29/11/2001 (II supplemento straordinario al n° 48). Successive varianti sono state approvate con DGR 24 marzo 2005 n°VII/21201 (BURL 22 aprile 2005, 3° suppl. straord. al n° 16) e DGR 11 maggio 2006 n° 8/2488 (BURL 30 maggio 2006, 2° suppl. straord. al n° 22).

Il 19 ottobre 2011 è stata trasmessa alla Regione Lombardia la documentazione relativa alla 4° Variante al PTC (compresi procedimenti di VAS e Valutazione di incidenza), adottata e controdedotta dalla Comunità Montana di Valle Camonica.In data 6 marzo 2014 sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia è stata pubblicata la variante n. 4 al Piano Territoriale di Coordinamento del Parco dell’Adamello, approvata con Delibera di Giunta Regionale 21 febbraio 2014 – n. X/1403 (Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia: Numero 10 – Serie Ordinaria – Data Pubblicazione 06/03/2014). Il BURL completo (Numero 10 – Serie Ordinaria – Data Pubblicazione 06/03/2014) può essere scaricato direttamente dal sito www.regione.lombardia.it

Con Delibera di Giunta regionale 8 febbraio 2016 – n. X/4793, la Regione ha approvato le modalità attuative dell’art. 18, comma 5 bis, della l.r. 30 novembre 1983, n. 86, in ordine alle rettifiche dei confini dei parchi (art. 18, comma 5 quater, l.r. 86/83). 

Altri effetti della pianificazione del Parco

Il P.T.C. del Parco ha anche effetto e valore di piano paesistico stralcio del Piano Territoriale Regionale e si coordina con i contenuti paesistici del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale; esso prevale sulla pianificazione degli Enti Locali (Comuni e Provincia), governa e pianifica la gestione faunistica (nel solo Parco Naturale, mentre nel Parco Regionale in materia venatoria e piscatoria prevalgono le norme provinciali).

Tutte le disposizioni del Piano sono immediatamente vincolanti ai sensi dell’art. 18, comma quarto della l.r. 86/1983. Il territorio del Parco è vincolato paesisticamente ai sensi dell’art. 142 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137”.

GeoPortale di Valle Camonica

Il GeoPortale di Valle Camonica è consultabile al seguente link:  http://bit.ly/1QCQJrH

Studio di incidenza Scarica
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BURL 2014_NTA PTC variante n. 4 Scarica
Decreto Parere Motivato Finale PTC Adamello Scarica
Legge del 6 dicembre 1991 n.394 Scarica
Legge Regionale 30 novembre 1983 n. 86 Scarica
Legge Regionale del 1 dicembre 2003 n. 23 Scarica
Nota Regione trasmissione DGR n. 4793_2016 Scarica
Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Naturale (BURL) Scarica
Piano Territoriale di Coordinamento del Parco Regionale dell’Adamello (BURL) Scarica
PTC Variante 2014 BURL_rettifica ZIC Cedegolo Scarica
Rapporto ambientale Scarica
Shape file azzonamento PTC 2014 Scarica

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Le Guardie Ecologiche Volontarie

Le Guardie Ecologiche Volontarie

Presentazione

Una Guardia Ecologica Volontaria (GEV) è un cittadino che diventa guardia giurata volontaria a seguito di un corso e che svolge, senza compenso, un’attività volta alla tutela del territorio.

Una GEV mette il suo tempo e la sua passione per l’ambiente a disposizione delle istituzioni per coadiuvarle nella gestione dell’ambiente e del territorio: partecipa a censimenti, collabora con le autorità in caso di calamità naturali e insegna il rispetto dell’ambiente.

Attualmente le GEV che operano nella Regione Lombardia sono circa 3000. Prestano servizio in 58 enti organizzativi, suddivisi in 17 Parchi, 27 Comunità Montane, 10 Province e 4 Capoluoghi di Provincia. Dall’entrata in vigore della legge hanno seguito i corsi di formazione quasi 15.000 persone; la commissione regionale ha esaminato 8000 candidati, dichiarandone idonei circa 6300.
Il Servizio Volontario di Vigilanza Ecologica è stato istituito dalla legge regionale n°105 del 29 dicembre 1980 e oggi è normato dalla legge 28 Febbraio 2005 n°9 .

Il ruolo delle GEV fu inizialmente complesso e difficile da inquadrare, perché era la prima volta che un volontario veniva inserito nelle istituzioni per operare con funzionari e amministratori, autonomo e nello stesso tempo integrato con gli enti pubblici.

Le GEV in Valle Camonica

La Comunità Montana di Valle Camonica è Ente organizzatore del Servizio di Vigilanza Ecologica, istituito con la legge regionale n. 105 del 29 dicembre 1980.
Il servizio si avvale di volontari, impegnati nelle attività di informazione, tutela e vigilanza ambientali. Da allora ad oggi oltre un centinaio di cittadini si sono avvicendati in tale ruolo. Risultano negli elenchi dell'Ente GEV ordinarie e GEV onorarie (le GEV onorarie sono costituite da persone che hanno un elevato numero di anni di servizio ordinario e che per raggiunti limiti di età continuano ad esercitare il loro ruolo ma in veste ridotta).
Le attività principalmente svolte dalle GEV camune consistono in:

  • Controllo mezzi motorizzati su strade VASP (Viabilità Agro Silvo Pastorale) e fuoristrada;
  • controllo permessi raccolta funghi;
  • controllo viabilità ciclabile;
  • controllo raccolta flora spontanea protetta, fauna minore, frutti di bosco;
  • controllo caccia e pesca;
  • educazione ambientale e assistenza ai turisti ed agli escursionisti;
  • monitoraggi ambientali (flora e fauna);
  • assistenza nelle manifestazioni turistiche e fiere del Parco Adamello. 

Le caratteristiche di un GEV

Una GEV deve avere la cittadinanza italiana e deve aver raggiunto la maggiore età. Non deve avere nessun carico pendente e nessuna condanna. Deve aver seguito un corso di formazione, aver superato un esame di idoneità, essere stato nominato guardia particolare giurata e in seguito guardia ecologica volontaria.
Legge Regionale 28 febbraio 2005, n.9 Scarica
Regolamento servizio vigilanza GEV Scarica
Immagini Giornata GEV Scarica

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  • Fiera della sostenibilità della natura alpina

    La Comunità Montana di Valle Camonica – Parco dell’Adamello, unitamente al Distretto Culturale di Valle Camonica e Sapori di Valle Camonica, presentano la Fiera della Sostenibilità della Natura Alpina: una manifestazione itinerante giunta alla sua 7° edizione. Un’occasione per parlare di sostenibilità nelle Alpi e continuare il percorso intrapreso nell’edizione 2012, declinando questo termine secondo i tre parametri che la devono caratterizzare: ambiente, società, economia.

    Alla base delle esplorazioni del Parco Adamello e dei suoi partners vi sono i principi fondanti che già nel 2012 avevano ispirato il cammino sulla sostenibilità: infatti, “Sostenere“significa tenere qualcosa o qualcuno sollevati sopportandone il peso e significa anche rinforzare, aiutare, difendere e dare appoggio, accudire e nutrire. Viceversa, “Consumare” significa ridurre al nulla e finire un bene con l’uso, logorare, dissipare, sfruttare.

  • Materiale didattico per GEV e OFV

  • Studio anfibi - Guardie Ecologiche Volontarie

    Sono consultabili i documenti frutto della ricerca effettuata dal Gruppo Anfibi delle Guardie Ecologiche Volontarie (GEV) di Valle Camonica.

    La finalità del progetto "Anfibi a Capo di Ponte" è l’attuazione di interventi di conservazione in grado di contribuire nell’immediato alla conservazione delle stazioni di presenza delle specie più minacciate e la realizzazione di iniziative finalizzate all’incremento della conoscenza, della sensibilità e del rispetto verso quei gruppi faunistici, tra cui gli Anfibi, tradizionalmente ritenuti “minori”, con lo scopo di rendere sempre più note, incrementare la consistenza delle popolazioni anfibie, salvaguardarle il più possibile e rendere condivise nella popolazione le ragioni di una loro più attenta gestione e di una loro attiva e scrupolosa conservazione.

  • Tutela e reintroduzione dei gamberi di fiume

    IL GAMBERO D’ACQUA DOLCE (AUSTROPOTAMOBIUS PALLIPES ITALICUS) NEL PARCO DELL’ADAMELLO

    Il gambero d’acqua dolce era segnalato, fino ad alcuni anni fa, in numerosi torrenti del Parco oltre che nel fiume Oglio. Oggi la sua presenza è sporadica e limitata ad alcune vallate dell’area protetta (Comuni di Sonico, Malonno, Berzo Demo, Niardo, Breno). 
    Tra le principali cause che hanno determinato la rarefazione dell’Austropotamobius pallipes italicus nel Parco, si possono citare lo sfruttamento a fini idroelettrici di numerosi torrenti, con drastiche diminuzioni di portata in alveo e conseguente depauperamento della funzionalità ecosistemica dei torrenti captati, la semina incontrollata di ittiofauna nei corsi d’acqua oltre che, ovviamente, al bracconaggio. 
    Nel fondovalle della Valle Camonica il gambero autoctono, un tempo molto diffuso lungo tutta l’asta del fiume Oglio, è oggi segnalato solo in sporadiche località.

    CENNI DI BIO-ETOLOGIA DELLA SPECIE

    Il gambero d’acqua dolce è un Crostaceo appartenente alla Famiglia degli Astacidae. L’unica specie autoctona in Italia è Austropotamobius pallipes, con la sottospecie A. p. italicus Faxon. La sottospecie A. p. pallipes Ler. è invece presente in Corsica, Svizzera e Francia. Il Piemonte e la Liguria segnano il confine geografico tra le due sottospecie. 
    Il gambero di fiume ha un colore bruno-verdastro, può raggiungere i 12 centimetri di lunghezza e il peso massimo di 90 grammi. 
    Gli accoppiamenti avvengono in autunno, la schiusa delle uova in primavera. Le larve, che si accrescono per sviluppo diretto, nel primo anno di vita subiscono 5-6 mute, durante le quali l’esoscheletro chitinoso viene abbandonato per alcuni giorni per consentire l’accrescimento corporeo del crostaceo. Nell’adulto l’ecdisi avviene, di norma, una sola volta all’anno. Il gambero di fiume ha abitudini prevalentemente notturne ed è onnivoro, cibandosi di insetti, larve di anfibi e pesci, anellidi, molluschi, vegetali acquatici e detriti organici. I principali predatori della specie sono le arvicole e i pesci (salmonidi). 
    Il suo habitat ideale coincide con i corsi d’acqua montani, freschi e di elevata qualità ambientale, non troppo turbolenti, ben ossigenati e con temperature massime dell’acqua pari a 20-22 °C. Il pH ideale va dalla neutralità (pH 7) a pH 8; molto importante, per la creazione dell’esoscheletro, è la presenza di una certa concentrazione di sali di calcio. 
    Il gambero di fiume è stato inserito da parte della IUCN nel “libro rosso” degli Invertebrati, a causa della sua rarità. Il crostaceo ha infatti subìto, negli ultimi decenni, una drastica diminuzione delle consistenze, causata da due principali fattori: l’inquinamento idrico e la diffusione di una patologia causata dal micete Aphanomyces astaci, originario degli Stati Uniti. 
    A differenza dei gamberi di origine americana, quelli europei si sono trovati indifesi di fronte agli attacchi della malattia, che li ha letteralmente decimati. Inoltre, grazie alla maggiore resistenza e all’elevato tasso di fertilità delle specie alloctone, queste ultime sono state, per motivazioni prevalentemente economiche, sconsideratamente introdotte in numerosi corpi d’acqua italiani, aggravando ulteriormente la già precaria situazione del gambero autoctono.

    Gli interventi previsti hanno la finalità di ricostituire all’interno del Parco Adamello, piccole popolazioni autonome di Austropotamobius pallipes in alcuni corsi d’acqua provvisti delle caratteristiche ecologiche e chimico-fisiche idonee alla specie e fatta salva una verifica delle cause di scomparsa del crostaceo nelle aree in cui si é prevista l’azione di ricostituzione della specie.
    Gli interventi di ricostituzione di popolazioni di Gambero d’acqua dolce all’interno del Parco Adamello si sono svolti secondo le seguenti fasi:

    • Fase 1 – Ricognizione della presenza e distribuzione del gambero nel Parco Adamello negli ultimi anni mediante ricerca bibliografica e uscite mirate sul campo;
    • Fase 2 – Censimento delle consistenze della specie sia all’interno del Parco sia in territori ad esso limitrofi;
    • Fase 3 – Prelievo di esemplari di Austropotamobius pallipes in alcune località della Valle Camonica ove le consistenze lo consentano, previo accertamento della compatibilità genetica degli individui da immettere;
    • Fase 4 – Stabulazione, se necessaria, e successivo rilascio di piccole popolazioni di gambero in alcuni corsi d’acqua idonei all’interno del Parco;
    • Fase 5 – Monitoraggio delle neopopolazioni ricostituite;
    • Fase 6 – Interventi di divulgazione, con finalità didattiche, dell’intervento di ricostituzione biologica eseguito sulla specie in questione.

    Nel settembre 2000, grazie alla disponibilità del titolare della “Troticoltura Viola” di Malonno, sono stati catturati oltre 250 gamberi (nati nel 2000, nel 1999, subadulti e adulti), liberati nella notte in alcuni corsi d’acqua vocati all’interno del Parco. Alle fasi salienti, oltre a personale dell’area protetta e ad alcuni professionisti specializzati nel settore, hanno partecipato con interesse guardiacaccia provinciali e guardie del Corpo Forestale dello Stato in servizio presso le stazioni di Edolo.

  • Monitoraggio chirotteri in valle camonica

    A CURA DI GIOVANNI ANTONIO LIETA – GUARDIA ECOLOGICA VOLONTARIA

     I chirotteri sono comunemente conosciuti come pipistrelli, probabilmente dal latino vespertīliō-ōnis, a sua volta derivato da vesper-is, ovvero sera.

    In tutto il mondo se ne conoscono oltre 1300 specie, delle quali 33 presenti in Italia, che rappresentano un terzo delle specie di mammiferi selvatici terrestri italiani e, in molti ecosistemi, rivestono l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni di insetti. Questi piccoli mammiferi sono un capolavoro dell’evoluzione: sono gli unici a poter sfruttare il cielo notturno grazie alle loro ali sottili e a potersi muovere nel buio più completo grazie ad un sofisticato “sonar”. L’unica eccezione è costituita dalle volpi volanti (il nome comune della famiglia degli Pteropodidi), pipistrelli di grandi dimensioni (pesano dai 20 ai 1500 g) dalle abitudini diurne o crepuscolari che vivono in Asia, Africa e Oceania e che si nutrono di frutta e nettare. Negli ecosistemi rivestono l’insostituibile ruolo di principali predatori notturni di insetti.

    Purtroppo, numerose specie di pipistrello sono a rischio di estinzione. Le cause sono diverse, dalla distruzione dei siti di rifugio, al massiccio impiego di pesticidi in agricoltura: tutte provocate, direttamente o indirettamente, dall’uomo.

    A ciò si aggiunga la persecuzione diretta da parte dell’uomo, che spesso uccide o allontana dai rifugi i pipistrelli perché li reputa erroneamente pericolosi o dannosi.

    A tal proposito, occorre ricordare che i nostri pipistrelli sono esseri innocui, non si impigliano ai capelli e non succhiano il sangue (sono solo tre le specie di pipistrello ematofaghe, vivono in Centro-Sud America e si nutrono praticando minuscoli tagli sulla pelle di altri animali). I pipistrelli presenti nel nostro continente sono tutti di piccole dimensioni (pesano dai 3,5 ai 50 g) e si nutrono di insetti ricoprendo quindi un ruolo molto importante negli ecosistemi in cui vivono aiutando a mantenere in equilibrio le popolazioni di insetti, evitando che alcune proliferino oltre misura (pensiamo alle fastidiose zanzare…). Il loro guano, inoltre, considerato a torto trasmettitore di infezioni, è ricco di fosfati e quindi un eccellente fertilizzante. A differenza di quanto si crede comunemente i pipistrelli non sono ciechi, ma possiedono occhi ben adattati a vedere in condizioni di scarsa illuminazione.

    Il senso più importante per i pipistrelli è però l’udito: questi animali si muovono e cacciano nel buio più completo attraverso l’uso di un sofisticato “biosonar”. Emettono infatti ultrasuoni, suoni con frequenze superiori a quelle captate dall’orecchio umano (>20 kHz), il cui eco di ritorno, captato con le grandi orecchie, viene costantemente analizzato e forma nella loro mente una immagine “sonora” dettagliata dell’ambiente che li circonda. Il padiglione auricolare può essere più o meno sviluppato, fino a raggiungere le dimensioni dell’intero corpo dell’animale (come ad esempio nel genere Plecotus) e può essere considerato come un grande recettore di suoni. Per poter captare al meglio gli ultrasuoni emessi, un pipistrello può muovere il padiglione auricolare volontariamente ed indipendentemente dai due lati. L’orecchio esterno di molti pipistrelli è formato anche da un trago, una piccola struttura di cartilagine che si trova proprio di fronte al padiglione auricolare e che aiuta gli animali a capire da dove proviene un suono. La forma e le dimensioni del trago e del padiglione auricolare di ciascuna specie sono molto diverse e sono usate, insieme ad altri caratteri, per l’identificazione delle diverse specie.

    Gli ultrasuoni servono principalmente per muoversi e cacciare nel buio e le loro caratteristiche dipendono soprattutto dall’ambiente in cui l’animale è solito muoversi (es. il folto del bosco o campi aperti), dall’attività che sta svolgendo in quel momento (es. orientamento o caccia) e dalla specie di appartenenza.

    Esistono degli strumenti particolari che permettono di sentire gli ultrasuoni emessi dai pipistrelli: sono dei rilevatori di ultrasuoni, più conosciuti come “bat detector”. Questi strumenti consentono, grazie ad uno speciale microfono sensibile alle alte frequenze, di captare gli ultrasuoni e di renderli udibili, grazie ad un sistema che li abbassa a delle frequenze che anche noi umani possiamo percepire.

    Mediante il rilevamento di ultrasuoni (monitoraggio bioacustico) è possibile contattare la maggior parte delle specie, sebbene alcune, quali gli orecchioni (genere Plecotus) e i Rinolofidi, emettano segnali difficili da captare con un bat detector. Gli orecchioni usano infatti degli ultrasuoni particolarmente deboli, che sono quindi difficilmente percepibili se non si è a pochi metri dall’animale. I Rinolofidi, invece, con il loro sofisticato sonar, sono difficili da rilevare con il bat detector perché emettono ultrasuoni molto direzionali, difficili da captare se non ci si trova lungo la traiettoria del suono, e con una frequenza alta, che si diffonde a distanze limitate nell’aria.

    Attraverso lo studio dei paramtrei degli ultrasuoni registrati è possibile determinare la specie o il gruppo di specie a cui appartiene l’animale che ha emesso l’ultrasuono. Non sempre infatti si può risalire alla specie di appartenenza, perché le caratteristiche di ciascun ultrasuono dipendono anche dall’ambiente in cui l’animale è solito muoversi e dall’attività che sta svolgendo in quel momento. Specie diverse possono quindi usare ultrasuoni simili, rendendo a volte difficile o impossibile la loro determinazione con l’uso di un bat detector.

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