LOCALITÀ CAMPOLARO - PONTE DI FONTANAZZO – 1400 MT S.L.M.
Accessibile con tutti i mezzi tramite la strada che porta in Campolaro dall’abitato di Prestine fino al Ponte di Fontanazzo. La zona adibita a parcheggio si trova nell’immediata vicinanza dell’area attrezzata.
Raggiungibile percorrendo la SP 345, in direzione del Rifugio Tassara. L’area si trova nei pressi di quest’ultimo ed è raggiungibile da tutti i mezzi. Da qui parte l’Alta Via dell’Adamello – Sentiero Numero 1, il principale itinerario escursionistico delle Alpi Bresciane. È presente una fontana e il parcheggio annesso conta circa 30 posti auto. L’area è accessibile in autonomia da visitatori con sedia a rotelle.
LOCALITÀ CADINO – 1800 MT. S.L.M.
Procedere lungo la SP 345 in direzione del Rifugio Tassara e proseguendo lungo la SP 669 “Passo Crocedomini” fino ad arrivare in prossimità della Malga Cadino della Banca dove sono presenti due tavoli da pic-nic ed un parcheggio che conta circa 40 posti auto.
Fondazione Cariplo ha finanziato il progetto “Coltivare paesaggi resilienti” di cui il Parco Adamello è un partner, mentre il Bio-distretto di Valle Camonica è capofila.
Il progetto – i cui partners sono Valcamonica Bio, Parco Adamello, Casa Museo di Cerveno – si prefigge di contrastare l’avanzamento del bosco e l’abbandono delle terre coltivabili terrazzate e non a quote tra 500 m. e 1500 m. slm in Valle Camonica, proponendo un modello di catalizzazione delle competenze e delle risorse attorno ad una rete di aziende agricole, enti locali e istituzioni (scuole e musei) in grado non solo di invertire il fenomeno ma di fare dell’agricoltura di qualità un’opportunità di sviluppo, della coesione sociale e della partecipazione una leva di miglioramento della qualità della vita, della collaborazione tra pubblico e privato uni strumento fattivo di salvaguardia e manutenzione del paesaggio.
sostenere l’azione sul paesaggio delle piccole aziende agricole in termini di sviluppo sostenibile il recupero di terreni abbandonati, l’innesto di specie autoctone, il compimento della filiera produttiva, lo sviluppo del consumo di prossimità .
rendere organica e sistematica l’azione del singolo agricoltore rispetto al contesto ambientale in cui la sua azione si inserisce lavorando congiuntamente su più comuni e renderla efficace rispetto all’obiettivo più ampio di salvaguardia del paesaggio antropico attraverso la collaborazione attiva con il Parco dell’Adamello.
innalzare la qualità delle competenze degli agricoltori attraverso una formazione specialistica sul campo.
consolidare e allargare la comunità resiliente quale rete di soggetti che a diverso titolo agiscono per il raggiungimento degli obiettivi comuni.
innalzare la conoscenza, la consapevolezza e la partecipazione delle comunità locali con azioni di engagement e di educazione.
STRATEGIA
Si tratta di accompagnare un processo in corso e di consolidare una rete esistente. Un processo nato dalla necessità di considerare l’agricoltura biologica o a basso impatto ambientale, di qualità e multifunzionale una reale opportunità per l’agricoltura di montagna. Una rete nata dal basso, che sta crescendo e che va rafforzata ma non irrigidita. L’accompagnamento presuppone l’attivazione dei soggetti che a diverso titolo possono costruire un paesaggio resiliente quale risposta all’avanzamento del bosco e all’abbandono delle terre e dei paesi di gronda.
La strategia d’intervento mira a
dare una direzione chiara alle azioni di ciascun soggetto in campo.
programmare a lungo termine le azioni da fare.
dare circolarità alle azioni perché ciascun soggetto raccolga l’apporto dell’altro.
monitorare e soppesare strada facendo i risultati raggiunti e tarare la misura degli interventi.
disseminare i risultati raggiunti per far crescere la comunità.
RISULTATI ATTESI
Ci si prefigge di raggiungere i seguenti risultati:
recuperare i terreni incolti e conservare i terreni coltivati.
recuperare le pratiche dell’agricoltura di rotazione e diffondere le pratiche di agricoltura biologica.
innalzare le competenze degli agricoltori in termini di sviluppo sostenibile e di innovazione.
salvare un paesaggio antropico di grande valore culturale a rischio di estinzione.
chiudere la filiera corta e agevolare il consumo di prossimità.
innalzare la percezione della comunità rispetto al rischio di perdere un paesaggio di grande valore culturale e identitario.
innalzare il grado di interazione e di collaborazione tra gli enti di salvaguardia ambientale, le aziende agricole e le istituzioni culturali.
Sta vedendo la nascita una nuova idea di collegamento ciclabile tra Monaco di Baviera e Milano, due metropoli così diverse ma così simili, poste agli estremi – settentrionale e meridionale – delle Alpi.
Un’idea basata sulla concretezza di un itinerario composto da una serie di percorsi tra loro separati ma già ora definiti, segnalati e pedalabili. Segmenti di una macro rete di mobilità dolce che devono essere connessi da brevi collegamenti mancanti, ma di facile identificazione e realizzazione.
Un sogno che prende forma kilometro dopo kilometro superando sia barriere umane come i confini regionali e nazionali, sia quelle naturali come l’arco alpino.
I soggetti promotori devono impegnarsi nel creare le condizioni affinché i territori coinvolti dialoghino tra loro e si muovano verso un’ottica di integrazione e cooperazione finalizzata al completamento di un corridoio “dolce” unitario.
Quanto qui proposto attraverso l’unione dei vari itinerari ciclabili esistenti costituirebbe un ramo sud-occidentale della Ciclovia Monaco-Venezia che, staccandosi da Bressanone e passando da Bolzano, raggiungerebbe il Passo della Mendola (anche valorizzando la funicolare che sale al Passo da Sant’Antonio di Caldaro) per poi agganciarsi alla pista ciclabile che da Fondo in Val di Non giunge al Lago di Santa Giustina e da qui lungo la Val di Sole al Passo del Tonale, alla Valle Camonica e al Lago di Iseo. La variante da Bressanone a Milano è lunga circa 350 km, mentre ampliando l’ottica all’intero asse Monaco – Milano, si sfiorano i 610 km di ciclovia.
Un itinerario cicloturistico completo che – attraverso nazioni, culture, lingue e paesaggi differenti – consente di unire l’Europa continentale a quella mediterranea. In ottica opposta, ovvero dall’area padana verso Monaco, c’è un potenziale bacino di 20 milioni di abitanti che potrebbe sfruttare questo canale per scoprire in modo slow le Alpi.
Si inserisce, quindi, un nuovo tassello che ridefinisce in modo sostanziale la geografia della mobilità sostenibile europea che si collega al progetto Eurovelo: una rete capillare di itinerari ciclo-pedonali che attraversano da un capo all’altro il vecchio continente.
Una proposta cicloturistica che potrebbe attirare parte dei grandi flussi che percorrono la Valle dell’Adige verso territori meno noti ma non per questo meno attraenti. Una potenziale manna dal cielo per le nostre valli soprattutto perché, come confermano le statistiche di settore, i flussi cicloturistici sono in grado di generare un ampio indotto economico nei territori attraversati.
CAMPO DIMOSTRATIVO DI PICCOLI FRUTTI – COMUNE DI TEMU’
Essendoci diverse energie che si stavano muovendo sul territorio per un tentativo di costruzione di una piccola filiera di piccoli frutti, si è ritenuto importante intervenire con un’iniziativa finalizzata a dare un impulso al coordinamento ed allo sviluppo del comparto.
L’obbiettivo è mettere in incubazione attività, necessariamente pluriennali, che riescano a fare da collante tra le istituzioni presenti, alcune aziende agricole e le altre forze territoriali, per cercare di raggiungere una massa critica che possa fare da apripista allo sviluppo organizzato della filiera produttiva.
Si è quindi ritenuto di realizzare una coltivazione dimostrativa – un campo pilota – nel quale realizzare coltivazioni dotate degli standard tecnici essenziali per lo sviluppo dell’attività.
Questo campo è stato realizzato nel 2012 a Temù a 1100 m slm di quota, proprio con l’obbiettivo di testare la coltivazione in quota e anche in funzione di una stagionalizzazione della produzione congrua con la presenza turistica estiva.
Il campo sarà visitabile da potenziali interessati e vuole fungere da laboratorio per acquisire esperienza territoriale riguardo questa attività.
Nel corso del 2012 e del 2013 è previsto un monitoraggio attento delle attività, finalizzato a raccogliere dati utili da rendere pubblici.
Negli allegati scaricabili a lato si possono trovare alcune informazioni.
Per ulteriori indicazioni e informazioni:
Dott. G. Calvi Parco dell’Adamello – (ente gestore Comunità Montana di Valle Camonica) Piazza Tassara, 3 25043 Breno BS Tel. 0364 324013 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.