In corrispondenza della cosiddetta fascia nivale, al di sopra dei 2600-2700 metri di quota, si entra nel vero e proprio regno della flora alpina, in questo ambiente generalmente rappresentata da specie vistose e intensamente variopinte. Sui macereti e ghiaioni silicei, solitamente ubicati alla testata delle vallate adduttrici all’acrocoro adamellino, tra le specie più frequenti si possono rinvenire Oxyria digyna, Linaria alpina, Cerastium uniflorum, Androsace alpina, Leucanthemopsis alpina, Doronicum clusii, Achillea nana, Geum reptans e il ranunculo dei ghiacciai (Ranunculus glacialis), dalle candide corolle e dal profondissimo apparato radicale. Le rupi silicee offrono asilo a piante di rara bellezza, dotate di sofisticate strategie di sopravvivenza. Numerosi sono i pulvini di Saxifraga bryoides, S. exarata, Minuartia sedoides e Silene acaulis, mentre Eritrichium nanum, Woodsia alpina, Androsace alpina, Artemisia umbelliformis e la subendemica Phyteuma hedraianthifolium preferiscono ripararsi nelle fessurazioni della roccia. La flora tipica dei substrati carbonatici, nonostante la sua limitata diffusione all’interno del Parco, merita un’attenzione particolare grazie alla sua ricchezza e all’importanza geobotanica di molte specie presenti. I ghiaioni calcarei ospitano Campanula cochlearifolia, Gypsophila repens, Thlaspi rotundifolium, Globularia cordifolia, Hutchinsia alpina e Minuartia verna. Sulle rupi calcaree sono agevolmente rinvenibili Saxifraga caesia, Draba aizoides, Bupleurum petreum. Molto più rare e localizzate sono invece Petrocallis pyrenaica, Potentilla nitida e le endemiche campanula dell’Arciduca (Campanula raineri) e Saxifraga vandellii, dalla candida corolla.